I grandi trafori alpini

1480: inizia la storia dei trafori alpini

Scambi con la Francia, mercati e vie di comunicazione

01-12-2010

Andrea Mungo

Il primo traforo delle Alpi?
È il Buco di Viso, in alta Valle Po, scavato a mano, a colpi di scalpello, fra il 1476 ed il 1484. Il marchese di Saluzzo, Ludovico II, ordinò la costruzione di questa straordinaria galleria di frontiera (lunga 75 metri, alta 2, larga 2 e mezzo) non per spirito di avventura o per amore della tecnologia ma per calcolo: egli intendeva così promuovere gli scambi commerciali fra il Piemonte e la vicina Provenza francese.
Per aprire il passaggio nella roccia (chiamato anche Pertus'd Viso o Pertus 'dla Traversetta) le maestranze lavorarono a ritmo serrato per 8 anni. Si trattava di un'opera avveniristica e senza pari: oggi è parzialmente ostruita, ma ancora raggiungibile, ben visibile ed esplorata dagli escursionisti ai 2882 metri di altitudine dell'imbocco italiano. Il traforo di Viso consente di evitare gli ultimi tornanti di una rapida e pericolosa mulattiera al Colle delle Traversette. Mette a riparo dall'alto rischio di valanghe e fin dal XV secolo fu frequentatissimo, a piedi o a dorso di mulo, nonostante l'imposizione di un pesante pedaggio doganale. Il marchesato di Saluzzo utilizzava la sua galleria per procurarsi il sale anche d'inverno ed i mercanti erano incoraggiati dall'esportazione dei prodotti agricoli ed artigianali. Anticipando in tutto e per tutto la funzione dei moderni trafori transalpini, il Buco di Viso operava 500 anni fa una vera e propria rivoluzione nei rapporti commerciali, nelle relazioni diplomatiche e nelle strategie militari dei signori francesi ed italiani, improvvisamente avvicinati dalla nuova strada. Una prova del rilievo e del peso esercitato da questa prima galleria sull'economia delle regioni circostanti si ricava dalle minuziose trattative che ne accompagnarono la costruzione: con il traforo le condizioni del mercato sarebbero state improvvisamente cambiate dall'accelerazione degli scambi e occorreva prendere degli accordi. Un'apposita "commissione bilaterale" aveva stabilito in particolare che avrebbero potuto varcare la linea di confine, provenienti dalla Francia, 10.600 vasi di sale ogni anno e che il sale sarebbe stato venduto sul versante italiano ad un prezzo inferiore a quello corrente oltralpe. Inoltre per evitare che i mercanti violassero le regole e vendessero il sale lungo il percorso, si decise che tutti i carichi sarebbero stati accompagnati da documentazione dettagliata e controllati dagli ufficiali in servizio lungo la Valle Po. Quel traforo trasformò e non poco le regioni che metteva in collegamento. Per controllare il rispetto degli accordi commerciali era stato necessario allestire in quota un servizio di dogana (proprio come avveniva, fino a pochi anni fa, sui piazzali dei trafori moderni) e in Valle Po e nelle vallate francesi erano aumentati sensibilmente i soldati ed i pubblici ufficiali. Erano stati costruiti posti tappa, strutture di servizio per i viaggiatori; furono riparate le mulattiere mentre il Re di Francia accettava di provvedere alle strade ed ai ponti della Provenza, perché i muli e le carrette potessero viaggiare agevolmente dai porti di mare verso le montagne. Dalla Francia arrivavano con il sale anche drappi, stoffe, mobili, cavalli e bestiame. Dall'Italia passavano al di là delle montagne riso, lana, pelli. La Valle Po si arricchì e per molti anni i paesi di Crissolo, Paesana, Barge, Sanfront e Revello godettero dei benefici di un commercio fiorente.
Attraverso il Buco di Viso transitarono più volte lo stesso marchese Ludovico e la sua corte; lo attraversò Carlo VIII con le truppe dirette a Napoli e ne usufruì anche l'esercito di Luigi XII in marcia verso Milano, nonché Francesco I, dopo la battaglia di Pavia. L'esistenza di un traforo (cioè di un varco aperto e protetto fra regioni che erano sempre state separate) era già allora un segno dell' esistenza di buoni rapporti internazionali e infatti il Buco di Viso divenne da subito un "termometro" delle relazioni tra le regioni che collegava: veniva chiuso ogni qualvolta le relazioni diplomatiche si deterioravano e riaperto durante i periodi di distensione. Non è un caso se, 400 anni dopo, il primo grande traforo ferroviario sotto le a Alpi (quello del Frejus, inaugurato nel 1870) sarà realizzato proprio fra il Piemonte e la Savoia francese. Il regno di Sardegna si estendeva sui due lati della catena alpina: c'erano le condizioni per cancellare le distanze.

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